Sabato 25 Aprile si è svolta a Veduggio con Colzano la commemorazione annuale del 25 Aprile, Festa della Liberazione, con l’Onore ai Caduti, posa della Corona e riflessione del Sindaco Luigi Dittonghi sul significato del 25 Aprile nell’attualità che stiamo vivendo, fatto di guerre, violenza, arroganza dei potenti, con un invito a non disperare nel credere in un futuro migliore come non disperò chi attraversò l’Europa devastata durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il 25 Aprile 1945 fu il primo passo per il riscatto dell’Italia dopo la disfatta nella Seconda Guerra Mondiale – una guerra di aggressione a cui Benito Mussolini si accodò volontariamente il 10 giugno 1940 per avere, parole sue, “una manciata di morti da buttare sul tavolo della pace” – e il disastro morale della dittatura fascista, fatta di violenza, prevaricazione, annullamento delle minoranze, ruberie, oppressione, persecuzioni razziali e infine guerra. Una guerra sciagurata, a partire dall’inutile battaglia – persa – delle Alpi Occidentali contro una Francia già agonizzante, proseguita con la guerra di aggressione alla Grecia, scatenata nell’ottobre del 1940 contro un paese montuoso e potenzialmente amico, condotta malissimo e risolta solo grazie all’intervento delle truppe tedesche, e conclusasi con il disastro in Etiopia, ad El-Alamein e in Russia.

La commemorazione del 25 Aprile quest’anno è stata arricchita dalla mostra temporanea “Attivare la Memoria”, fruibile presso la Sala Consiliare del Municipio di Veduggio con Colzano dal 21 al 26 aprile negli orari di apertura al pubblico, una mostra che illustra nei suoi 19 pannelli i diversi aspetti della deportazione nazifascista avvenuta in Brianza nei confronti dei propri cittadini.

È frutto di un lavoro di ricerca durato oltre sei anni, operato dal Comitato per le Pietre d’Inciampo Monza e Brianza: l’obiettivo è quello di raccontare quanto sia avvenuto ai danni di cittadini ebrei, operai, oppositori e partigiani ed infine dei soldati del Regio Esercito che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca, rifiutarono di confluire nelle loro schiere, divenendo IMI, Internati Militari Italiani, e pertanto esclusi dalla Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. La mostra è curata e disegnata da Fabio Lopez Nunes, presidente del Comitato. La produzione è a cura della Provincia di Monza e della Brianza, Settore Risorse e Servizi ai Comuni.
Le pietre d’inciampo, o Stolpersteine in tedesco, sono state ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig nel 1992 a Colonia. Si tratta di blocchetti di ottone di circa 10 x 10 cm, incastonati nel selciato davanti alla casa in cui visse una vittima del nazismo o nel luogo del suo arresto. Su ciascuna pietra sono incisi nome, data di nascita, eventuale luogo di deportazione e data di morte, se nota. L’obiettivo è restituire dignità individuale a chi nei campi di concentramento era ridotto a un numero e far “inciampare” simbolicamente chi passa, stimolando riflessione e memoria storica.


A Veduggio con Colzano al momento vi sono ben quattro pietre d’inciampo, dedicate ad Alberto Giussani (1922-1945), Mario Giussani (1923-1945), Angelo Torricelli (1923-1944) e Giulio Viganò (1909-1944).








