Bergamo, Il Partito Liberaldemocratico e il referendum giustizia

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dal Partito Liberaldemocratico di Bergamo riceviamo e pubblichiamo:

Qualche giorno fa su Il Foglio l’eurodeputato Mimmo Lucano rivelava il motivo del suo No al referendum sulla giustizia del prossimo 22-23 marzo, seppur “con tormento” proprio per aver avuto contro “giudici corrotti”, con la volontà di dare una spallata “contro Meloni”. Ebbene: è proprio ciò che nessun cittadino dovrebbe fare – politicizzare il voto, men che meno un uomo delle istituzioni come l’ex sindaco di Riace. Per questo il Partito Liberaldemocratico (PLD) di Bergamo – qui rappresentati da Igor Napoli e Matteo Luccisano – esprime il proprio dissenso allo sciacallaggio mediatico e alla cattiva informazione riguardo il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. A tutti i cittadini serve una giustizia davvero “uguale per tutti”, capace di essere libera, equilibrata e non condizionata dalle dinamiche interne alla magistratura: è questo il tema al centro dell’incontro pubblico “Uguale per tutti: per una giustizia giusta, libera e senza correnti”, in programma martedì 17 marzo 2026 alle ore 20.45 al Centro Culturale San Bartolomeo di Bergamo, e organizzata dalle realtà locali del PLD e di Azione. La serata si propone di replicare, punto per punto, alle fake news che, troppo spesso, vengono diffuse dal fronte del No. Tra scandali sulle correnti, polemiche sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e vicende giudiziarie che prima hanno riempito le pagine dei giornali distruggendo la vita (e le carriere) di troppe persone – salvo, poi, sgonfiarsi senza alcuna eco mediatica, la domanda torna sempre la stessa: la giustizia italiana funziona davvero come dovrebbe? Chiariamo da subito una cosa. Il voto non intaccherà la vita del governo Meloni, ma solo il (miglior) funzionamento della magistratura, affinché sia più democratica e liberale possibile. La riforma in questione si propone, infatti, di dare piena attuazione e compimento al principio del giudice terzo e imparziale, che ha come naturale e logica conseguenza la separazione delle carriere. Questi sono stati dei cavalli di battaglia della sinistra, così come quello dell’Alta Corte disciplinare che è stato oggetto di una proposta di legge costituzionale, ad iniziativa del PD, ad inizio di questa legislatura. In tale contesto, spiace vedere alcune figure di spicco della politica bergamasca spendersi in un inscalfibile ossequio alla disciplina di partito, che si traduce in una becera salvaguardia dello status quo. Vi aspettiamo, quindi, martedì 17 marzo. Ad aprire i lavori saranno Igor Napoli, segretario provinciale del PLD di Bergamo, Rossano Pirola, segretario provinciale di Azione Bergamo, e Beppe Facchetti, membro della direzione nazionale del PLD e padre nobile nel panorama liberale (non solo bergamasco). Il cuore della serata sarà poi affidato a un panel di relatori con esperienze diverse, ma unite da un lungo impegno nel dibattito sulla riforma della giustizia. Interverranno Raffaele Della Valle, storico difensore di Enzo Tortora in una delle pagine giudiziarie più tristi del nostro Paese; Claudio Martinelli, professore di diritto pubblico comparato all’Università Bicocca; Alessandro De Nicola, avvocato e presidente della Adam Smith Society; e Gianmarco Brenelli, avvocato e presidente del comitato del Sì. La riforma può davvero contribuire a rendere il sistema più chiaro e più equilibrato. Ridurre il peso delle correnti interne, separare le carriere dei giudici, rafforzare le garanzie per gli imputati e migliorare il funzionamento degli organi di autogoverno della magistratura sono tra i punti al centro del dibattito. Il che è pienamente conforme coi principi della nostra Costituzione, che impone che il giudice sia terzo (rispetto a accusa e difesa), col corollario, necessario, che debba anche apparire tale, senza alcuna fonte di dubbio. Anche perché il tema riguarda tutti: chi ha avuto a che fare con un tribunale, chi spera di non averci mai a che fare e perfino chi pensa che la giustizia sia una questione lontana dalla vita quotidiana. Spoiler: non lo è. La serata del 17 marzo sarà, dunque, utile anche a chi pensa che il tema sia troppo tecnico, perché il quesito del referendum sarà discusso e spiegato con parole semplici e chiare. Non serve, quindi, politicizzare il voto: alcuna “spallata”, infatti, farà cadere il governo Meloni, e, soprattutto, la giustizia è un tema molto più importante e invasivo rispetto a 5 anni di governo. Con buona pace di Mimmo Lucano&Co

Ilcanavesano2022
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