Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa nota a firma del Procurato della Repubblica di Bergamo, Maurizio Romanelli:
Attesa la rilevanza pubblica dei fatti il Procuratore della Repubblica fornisce la seguente
informazione pubblica sugli esiti di un’articolata e complessa attività di indagine, che
vede, sinora, 27 persone iscritte nel registro degli indagati e che è ancora in corso,
nell’ambito della quale, in data odierna, sono state eseguite tre misure cautelari personali
emesse dal G.I.P. di Bergamo nei confronti di altrettanti indagati.
L’indagine nel contesto della quale è stata adottata l’iniziativa cautelare ha ad oggetto una
costellazione di persone giuridiche (fondazioni, consorzi, società cooperative e società di
capitali) attive nel settore della formazione professionale, operanti prevalentemente in
Lombardia e grazie a risorse pubbliche erogate in quota maggioritaria dalla stessa
Regione.
Le indagini – coordinate da questo Ufficio e che hanno visto operare l’Aliquota della
Guardia di Finanza presso la Procura, il Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Milano
e il Gruppo G.d.F. di Bergamo – hanno consentito di accertare allo stato che, mediante un
sistema di “vasi comunicanti” accortamente strutturato, ingenti risorse di provenienza
pubblica venivano dirottate dalle ‘Opere’ – così gli indagati presentavano gli enti da loro
gestiti, per sottolinearne la funzione sociale nel delicato settore della formazione giovanile
- ad alcune società di capitali riconducibili ai medesimi indagati, il tutto grazie a
complesse movimentazioni finanziarie, prestiti incrociati e fatturazione di prestazioni e
consulenze relative ad attività mai svolte o sovrastimate.
1
Una quota parte assai significativa delle risorse pubbliche, in particolare, della Regione
Lombardia, destinate a finanziare o cofmanziare le attività formative gestite dalla ‘Opere’
- pari, nel solo triennio 2022 – 2024, ad oltre cinquanta milioni di euro – è stata così
dirottata sulle società di capitali ‘di famiglia’, gestite dai due principali indagati, una
coppia di soggetti bergamaschi da decenni attivi nel settore della formazione
professionale. Molto articolata risulta anche la rete di collaboratori e ‘prestanome’ che
hanno consentito al ‘sistema’ di funzionare e, soprattutto, ai due principali protagonisti di
schermare le proprie responsabilità.
I reati contestati spaziano dal peculato, essendo stata riconosciuta in capo agli indagati la
qualità di incaricati di pubblico servizio in quanto gestori di servizi scolastici finanziati
per la quasi totalità da risorse pubbliche, alla truffa ai danni dello Stato ed al falso in
atto pubblico, in relazione alla parallela attività di accoglienza migranti, sino alla
bancarotta fraudolenta di una società cui risultano essere state a suo tempo trasferite
risorse di provenienza pubblica per oltre un milione di euro, somma poi fuoriuscita dalla
società in questione e di cui si sono perse le tracce.
II profitto sinora accertato è pari ad oltre 4 milioni di euro.
Oltre alle misure cautelari personali -arresti domiciliari nei confronti dei due principali
indagati e divieto temporaneo di rivestire uffici direttivi in persone giuridiche e imprese
nei confronti di altra indagata che si era prestata a più riprese a fare da ‘prestanome’ – nei
giorni scorsi è stata data esecuzione a Decreto emesso dal G.I.P. di Bergamo con cui è
stato disposto il sequestro di denaro ed altre utilità dei due principali indagati nella misura
di euro 3.094.827,70.
Al momento, risultano essere stati sottoposti a sequestro liquidità, quote sociali, ed
immobili per un valore stimato di euro 2.960.436,23.








