Friuli-Venezia Giulia, Bertolutti (PPN): ‘Riforma federale per lo Stratuto regionale

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In Regione, solo con una “Riforma Federale dello Statuto Regionale” si può
ottenere velocità di intervento, efficienza e riduzione dei costi per la collettività. La burocrazia
ci uccide”.

Ad intervenire sull’argomento della reintroduzione degli enti intermedi è Claudio Bertolutti, responsabile del Partito Popolare del Nord per il Friuli-VG
“Anzichè pensare di re-istituire 4 baracconi (vecchie provincie), non sarebbe il caso di metter mano ad una
reale riforma FEDERALE?
Le Province per la Comunità Friulana sono solo un fattore divisivo, che le impedisce di avere peso
contrattuale vs Trieste e Roma.
Oltre ad essere un livello amministrativo superfluo (se non riorganizzato solo in due enti come Trento e
Bolzano dimagrendo al contempo le funzioni della Regione) rischiano di diventare “parcheggio” politico con aggravio di costi pubblici.
Noi proponiamo una reale Riforma FEDERALE dello Statuto Regionale Friuli-VG, un progetto organico che
definisce da subito enti di primo e secondo livello.
La Regione deve trasformarsi in un contenitore leggero, come già avviene per la Regione Trentino-AA,
trasferendo competenze e risorse finanziarie a due Province Autonome (Friuli e Trieste) più aderenti alle
istanze dei rispettivi territori.
Le Province Autonome a loro volta saranno organizzate per centri mandamentali (aggregazioni libere di
comuni affini) al servizio dei comuni del loro circondario.
Trieste deve avere garantita la sua zona franca col suo porto finalmente libero e internazionale, come
stabilito dagli allegati del Trattato di pace recepito nell’ordinamento Italiano con legge 3054 del 25
novembre 1952.
In sintesi, Comuni e le 2 Provincie Autonome come enti di primo livello (organi eletti dal popolo), mentre
Regione e Centri Mandamentali come enti di secondo livello (organi rispettivamente composti dalle due
provincie autonome e dai comuni, quindi senza aggravio di costi per la collettività).
Gli obbiettivi e i vantaggi sarebbero plurimi. Si snellirebbero i passaggi decisionali per velocizzare gli
interventi, si razionalizzerebbero e si ridurrebbero i costi, si eliminerebbero gli enti e le partecipate inutili, ci sarebbe una gestione razionale delle risorse economiche.

Oltretutto si avvicinerebbero i centri decisionali all’elettore, si agevolerebbe la promozione dell’identità
culturale, educativa, linguistica e si otterrebbero garanzie per le minoranze attraverso un adeguata

rappresentanza politica e istituzionale. Essenziale, è il ruolo che va riconosciuto ai tre gruppi etnico-
linguistici storicamente presenti sul nostro territorio (friulani, sloveni e tedeschi) quali componenti fondanti della Regione.
Inoltre otterremmo un bilanciamento dei poteri tra i vari livelli con logica collaborativa ed elimineremmo
sicuramente parecchi “parcheggi” politici…. questi ultimi sempre più ambiti considerato l’avvicinarsi delle
prossime elezioni regionali dove non tutti troveranno riconferma.”

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