GdiF TREVISO: INCASSA LA PENSIONE DELLA MADRE MORTA 10 ANNI FA. DENUNCIATO IMPRENDITORE CINQUANTENNE

Visite: 60
Condividi con
Tempo di lettura:1 Minuti

.

Nel corso di accertamenti finalizzati alla prevenzione dell’utilizzo del sistema bancario e finanziario a scopo di
riciclaggio o reimpiego di capitali illeciti, militari della Guardia di Finanza di Treviso hanno individuato un
uomo di circa 50 anni che ha continuato a percepire, indebitamente, la pensione della madre, deceduta da oltre 10
anni.

Dall’analisi delle movimentazioni transitate sul conto corrente che il cinquantenne deteneva in banca –
cointestato con la defunta madre – è emerso che l’ammontare delle pensioni ricevute illecitamente supera i 230
mila euro.

Si deve anche precisare che il soggetto nei cui confronti sono state svolte le indagini non si è limitato a ricevere e
godere “abusivamente” della rendita vitalizia, ma ha utilizzato le somme elargite dall’INPS anche per costituire
una propria società, attiva nel commercio al dettaglio di abbigliamento sportivo, e pagare i propri fornitori,
ponendo in essere, quindi, tutta una serie di comportamenti utili a ostacolare l’individuazione della provenienza
dei fondi stessi. Ciò, anche nella prospettiva di evitare, per quanto possibile, di essere scoperto dagli organi
accertatori.

In definitiva, quindi, i comportamenti tenuti dall’uomo integrano i reati di appropriazione indebita (ex art. 646
c.p.), ma anche quelli di autoriciclaggio (ex art. 648 ter 1 c.p.). L’intero importo è stato segnalato all’A.G. di
Treviso per i provvedimenti di competenza, volti a sequestrare all’indagato – anche per equivalente – le
disponibilità finanziare guadagnate illegalmente.

L’operazione si inserisce nella costante azione della Guardia di Finanza a tutela della sicurezza economico-
finanziaria, volta a contrastare le frodi e gli illeciti in danno dello Stato e della collettività, che determinano un

uso indebito delle risorse pubbliche e compromettono l’equità sociale.
La diffusione del presente comunicato stampa è stata autorizzata dalla Procura della Repubblica territorialmente
competente (art. 5, comma 1, D.Lgs. n. 106/2006, come introdotto dall’art. 3 del D.Lgs. n. 188/2021), ai fini
dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, e nel rispetto dei diritti dell’indagato (da
presumersi non colpevole fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti la responsabilità penale).

Condividi con

Ti potrebbero interessare

+ There are no comments

Add yours