Granze, l’opposizione del Comitato alla fusione con Sant’Elena nel Comune di Atesia

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E’ in corso l’iter per la fusione in un unico nuovo comune, che verrebbe denominato Atesia, dei comuni di Granze e Sant’Elena in Provincia di Padova. Pubblichiamo di seguito, molto volentieri, l’atto di opposizione formale del Comitato cittadino No Fusione Granze-Sant’Elena-Rosa Martino, inviato al presidente e ai componenti la Prima Commissione del Consiglio Regionale del Veneto, nonché ai consiglieri e al Presidente el Consiglio Regionale, nel quale vengono esposte le motivazioni dell’opposizione. e’ un atto sicuramente lungo ma che si consiglia di leggere per valutare i pro e i contro di quella che è una fusione di comuni, al di là dell’aspetto meramente economico

Atto di formale opposizione del Comitato Cittadino al Progetto di Legge regionale per l’istituzione del nuovo Comune di “Atesia” mediante fusione dei Comuni di Granze e Sant’Elena (PD).

                        Al Presidente e ai Componenti della Prima Commissione Consiliare
Al Presidente e ai Consiglieri del Consiglio Regionale del Veneto
Palazzo Ferro Fini, S. Marco 2321, 30124 Venezia

Il “Comitato No Fusione Granze-Sant’Elena – Rosa Martino”, con sede in Granze via della Libertà, 362, è’ un comitato libero e indipendente fondato in data 14 febbraio 2026 il cui atto costitutivo e statuto sono stati depositati presso gli uffici comunali, unitamente alla richiesta di essere invitati ai tavoli istituzionali nei quali si fosse discusso della fusione:  

Nella persona del suo Portavoce pro tempore Daniela Corradin,

PREMESSO CHE

  • È attualmente al vaglio della Prima Commissione consiliare l’istruttoria del disegno di legge relativo alla variazione delle circoscrizioni comunali per la fusione dei Comuni di Granze e Sant’Elena nel nuovo ente denominato “Atesia”;
  • Il percorso amministrativo promosso dalle rispettive amministrazioni comunali, pur avendo superato i primi passaggi formali, manifesta un forte distacco rispetto al reale tessuto sociale ed economico della Bassa Padovana;

ESPONE LE SEGUENTI MOTIVAZIONI DI OPPOSIZIONE

Lo scrivente Comitato, in rappresentanza della cittadinanza che si oppone al progetto di fusione in esame, ritiene che la creazione del nuovo ente di Atesia con la conseguente soppressione dei comuni di Granze e Sant’Elena presenti profili di criticità che penalizzerebbero il territorio e la popolazione residente che non è mai stata preventivamente coinvolta nel processo decisionale di avviare l’iter amministrativo:

  1. Violazione delle tradizioni civiche e sociali (Art. 1, c. 2, lett. a, L.R. 25/1992): La fusione proposta cancella l’identità storica e culturale delle comunità di Granze e Sant’Elena, che sarebbero soppresse per sempre, al di là della promessa di mantenere, quasi certamente solo per un limitato periodo di tempo, il mantenimento dei municipi ex art. 16 del d.lgs. 267/2000.

Nel caso particolare, Granze ha nel suo passato un trascorso di frazione del comune di Vescovana, dalla quale gli amministratori di  allora dopo un percorso di lotte e sacrifici, ci hanno affrancato ottenendo l’indipendenza amministrativa, elevandoci a rango di Comune che inizia la sua attività ufficiale il 1° agosto 1914.

Inutile sottolineare come tutt’ora questi trascorsi siano ben radicati nella cultura e nell’orgoglioso profondo senso di appartenenza di questa comunità che, in buona parte rifiuta l’idea di rinunciare alla propria identità per un indennizzo economico e una scelta politica, non richiesta e neppure condivisa, operata degli amministratori.

  • Violazione del principio di rappresentatività e mancato ascolto delle comunità (art. 133, comma 2, Cost.).

Mancanza di reale coinvolgimento e deficit democratico: L’iter è stato avviato nel 2023 senza una preventiva e trasparente campagna informativa della cittadinanza, impedendo una partecipazione consapevole.

La decisione di pervenire alla fusione dei due comuni, è stata intrapresa, ignoran

do la volontà di una parte significativa della cittadinanza che non ravvisa vantaggi nell’annullamento della propria autonomia municipale.

La partecipazione e l’inclusività promessa dal sindaco di Granze, presuppongono che una decisione così importante sia preventivamente valutata e ponderata attraverso una reale partecipazione della cittadinanza, cosa che non è avvenuta, o quantomeno solamente postuma a una decisione già maturata, quindi di fatto calata dall’alto.

Di un percorso iniziato nel 2023 come da dichiarazioni dei sindaci, la comunità di Granze è stata informata solamente nel dicembre 2025 attraverso poche righe pubblicate nel notiziario comunale, nel quale il sindaco rassicurava che “sarebbe stato un percorso partecipato e inclusivo”, salvo poi dichiarare in una intervista nel febbraio 2026 che “si discuterà  su come farla, più che se farla” lasciando intendere che la decisione è presa e a noi cittadini non resta che accettarla.

  • Inadeguatezza dei servizi pubblici (Art. 1, c. 2, lett. b, L.R. 25/1992):L’ampiezza del nuovo assetto territoriale non rappresenta una garanzia di maggiore e migliore efficienza nè l’ambito sociale ed economico più idoneo, rischiando di provocare la desertificazione amministrativa e il progressivo allontanamento dei servizi essenziali (es. uffici d’anagrafe, plessi scolastici) dalle aree periferiche, diversamente da quanto dichiarato dagli amministratori, nel tempo, comporterà una grave lesione dei servizi di prossimità per la frazione/comunità di Granze, in contrasto con le esigenze della popolazione locale.
  • Rischio di marginalizzazione periferica, distanza dai servizi, rischi di “Centralismo” Locale: L’accorpamento dei due enti con il conseguente ampliamento del territorio, minaccia l’efficienza dei servizi di prossimità per le fasce più deboli della popolazione.

La sede del nuovo comune potrebbe essere più lontana, rendendo l’accesso a uffici e servizi più difficile per i cittadini residenti nelle aree più periferiche che potrebbero subire anche un calo di investimenti e attenzione, preferendogli il centro amministrativo principale, specie se più forte politicamente.

L’inevitabile (al di là delle promesse) futuro spostamento o la centralizzazione degli sportelli comunali provocheranno l’allontanamento fisico delle istituzioni dai cittadini di Granze.

  • Perdita della rappresentanza democratica diretta: Il passaggio a un unico consiglio comunale ridurrà drasticamente il numero di rappresentanti eletti per ciascuna comunità, diluendo il peso politico delle istanze locali e accentrando i poteri decisionali.

La perdita di amministratori cresciuti sul territorio e ad esso profondamente legati, rischia con il tempo di allontanare l’interesse dei cittadini dalla vita politica non sentendosi più parte attiva della comunità allargata, aumentandone la disaffezione alle vicende politiche, con il rischio di veder ridotta la rappresentanza della località demograficamente meno numerosa e, il pericolo che il nostro territorio diventi ancor più marginale e trascurato.

Il nuovo ente sorto dalla fusione dei Comuni potrebbe andare incontro a una crisi identitaria e un impoverimento culturale, cui saranno particolarmente esposte soprattutto le aree meno popolose, che rischierebbero di essere “inghiottite” da ex realtà comunali dotate di maggiore forza quantitativa e qualitativa (maggior numero di abitanti, migliore collocazione geografica, superiorità politica, economica etc.).  

  • Incertezza sulla reale utilità dei contributi straordinari: I trasferimenti statali concessi in caso di fusione (stimati in circa 570 mila euro annui) non garantiscono un ritorno strutturale automatico sul territorio, a fronte della perdita permanente dell’autonomia decisionale e dell’identità storica della nostra comunità.

I promessi vantaggi economici legati agli incentivi statali e regionali, sulla cui certezza riguardo l’entità economica annuale e la durata temporale prevista, si nutre più di qualche perplessità, sono comunque destinati ad esaurirsi in un relativamente breve periodo.

Considerato che siamo a tutti gli effetti di fronte alla creazione di un comune polvere, che rimane ben lontano dalla dimensione ottimale necessaria a conseguire le economie che lo dovrebbero sostenere una volta che verranno meno gli incentivi – lo studio di fattibilità quantifica tale dimensione in valori pari o superiore a 10.000 abitanti, – alimenta dubbi sulla capacità del nuovo ente di sostenersi con le proprie sole forze derivanti dai risparmi che la fusione nelle promesse dovrebbe garantire, ed evitare di incorrere in una crisi di bilancio (Shock da fine contributi).

A fronte di risultati incerti probabilmente destinati a rimanere solo vaghe promesse, si registrerà una perdita irreversibile dell’identità civica locale, del radicamento sociale e della vicinanza delle istituzioni ai bisogni quotidiani della popolazione.

  • Risparmi di Spesa Incerti: Non è sempre garantito che la fusione porti a un calo netto dei costi; i risparmi promessi sono comunque irrisori e legati alle corrette scelte politiche operate dalla nuova costituenda amministrazione che dovrebbero risultare coerenti alle finalità della fusione e tali da garantire una diminuzione dei costi di gestione precedenti. Purtroppo invece, come spesso accade si creeranno duplicazioni – rischio evidenziato anche nello studio di fattibilità – per evitare tagli di indennità già acquisite e conseguenti malumori tra il  personale.

Potendo per altro supporre, che si renderà necessaria una implementazione dell’organico in alcuni settori che non potrà essere coperta spostando altri dipendenti, questa non potrà che determinare un inevitabile aumento strutturale della spesa corrente.

  • Le dimensioni del nuovo comune non soddisfano la condizione ottimale per produrre sufficienti economie di scala:

Fattore questo, messo più volte in evidenza anche nello studio di fattibilità (pagina 117, “L’analisi che si è fin qui condotta, è venuta manifestando una oggettiva insufficienza della massa critica in ordine ad alcuni fattori fondamentali che riguardano il territorio dei due comuni…..), e ancora, (pagina 120 “ i due comuni mettono in chiara evidenza una persistente esiguità della massa critica della popolazione, fattore che non renderebbe del tutto esaustivo il processo aggregativo..), il quale per altro esprime un giudizio complessivo assai prudente sulla fattiva possibilità di produrre le necessarie economie di scala sufficienti a recuperare le risorse indispensabili a sostenere il nuovo soggetto amministrativo una volta esauriti gli incentivi che, ad oggi sono l’unico elemento in grado di produrre una qualche forma di possibile vantaggio del progetto di fusione: quale unica fonte di entrata (prevedendo che i risparmi saranno incerti ed estremamente esigui), utile almeno a coprire le inevitabili e numerose spese che dovranno essere sostenute per l’unificazione di strutture, piani, regolamenti, personale e quant’altro necessario ad avviare il nuovo ente.

  • Rischio di spopolamento: Alle serate informative organizzate dai sindaci dei due comuni, abbiamo sentito spesso ripetere il concetto che, “un territorio più  ampio diventerebbe più attrattivo e fondamentale per combattere lo spopolamento”.

La nuova maggior dimensione territoriale e demografica (cmq assai ridotta come più volte evidenziato anche nello studio di fattibilità), non produce in automatico quella maggiore attrattività idonea a contrastare il rischio di spopolamento quale merito che si tende, in modo falso e tendenzioso ad attribuire alla fusione, essendo la denatalità un fenomeno diffuso a livello nazionale che non fa distinzione tra piccoli e grandi comuni anzi, diventerebbe concreto il rischio che nelle aree più lontane dai centri di potere, la perdita di autonomia potrebbe accelerare tale fenomeno.

Non si vede poi, come potrà il nuovo ente di poco più di 4000 abitanti, risultare così attrattivo da vincere la concorrenza dei comuni ben più strutturati come  Este, Monselice e Solesino che lo circondano.

  1. Criticità emerse nello studio di fattibilità redatto da BS Consulting di Padova in data giugno 2025:

Oltre a un giudizio complessivo molto prudente circa la effettiva possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati dal progetto di fusione emerso dalla lettura dello studio di fattibilità, nel quale, l’unica motivazione utile a ritenere parzialmente accettabile il progetto del nuovo comune, che in ogni caso non rispetta i criteri di dimensione e adeguatezza che si prefigge la norma sulle fusioni, e non raggiunge la dimensione ottimale necessaria, è rappresentata unicamente dagli incentivi Statali e Regionali (non strutturali, ma limitati nel tempo e, forse neppure certi nella cifra annuale, in quanto legati alla disponibilità di bilancio dello Stato, oltre che dal numero di nuove eventuali fusioni avviate nell’anno finanziario di riferimento).

Al di là delle evidenti criticità relative alla insufficiente massa critica, a supporto di quanto finora evidenziato nel presente documento, merita attenzione quanto riportato a pagina 128 dello studio; “E’ altrettanto chiaro, tuttavia, che una semplicistica intuizione ci porterebbe ad esprimere una  valutazione assai prudente, data la ancora limitata consistenza demografica della nuova entità”.

  1. Mancanza di studi indipendenti sulla reale efficacia delle fusioni che non sono più assistite dai contributi straordinari:

Si sottolinea infine come nello studio di fattibilità sia stata presa in esame solamente la fattibilità teorica della unificazione dei due comuni, dove per altro ribadiamo che il giudizio di merito circa la reale possibilità di veder concretizzati i benefici promessi, risulta essere molto prudente, quando addirittura non prende connotati negativi.

Nessuna analisi invece è stata fatta, neppure abbozzata, sulla reale futura capacità del nuovo ente di sostenersi con le sole proprie forze quando cesseranno i contributi straordinari, e quale livello di fornitura e qualità di erogazione dei promessi maggiori e migliori servizi il nuovo comune sarà realmente in grado di garantire nel post incentivi, quando dalle entrate da mettere a bilancio verranno a mancare i contributi straordinari oggi promessi e quantificati in circa 570.000 euro.

  1. Osservazioni sulle dichiarazioni dei sindaci: nelle assemblee informative tenute nei due comuni, ai quali per altro il nostro comitato non è mai stato ammesso a partecipare a un vero dibattito in contraddittorio, abbiamo annotato le più disparate e fantasiose giustificazioni sulla necessità di procedere sulla strada della fusione quale ultimo baluardo di sopravvivenza della nostra comunità.

Ne citiamo solo alcune tra quelle più creative; «Abbiamo lo stesso parroco» «da anni facciamo la festa della donna assieme» sono arrivati ad assimilare la fusione di un comune con quella della aziende, delle banche, addirittura delle squadre di calcio sig!

Riguardo la carenza di personale del comune di Sant’Elena emersa nella serata informativa del 27 maggio u.s., con un organico di solo due dipendenti contro i 7 dichiarati nello studio di fattibilità,  il sindaco ha attribuito la motivazione della fuga del personale, al fatto che il comune sarebbe troppo piccolo e non attrattivo, volendo considerare con ciò la fusione come unico rimedio possibile.

Osserviamo in proposito che tale giustificazione al pari delle altre, risultano a nostro avviso rientrare più in una scadente operazione propagandistica molto lontana dalle dinamiche della realtà amministrativa, in quanto il personale era presente anche prima pur essendo sempre stato il comune della stessa dimensione; probabilmente le vere ragioni sono da ricercarsi altrove e non sarà certo la fusione a risolvere eventuali problemi interni. 

Quello che invece non abbiamo sentito è un programma sulle opere e sui tanto decantati ma mai specificati, maggiori e migliori servizi che dovrebbero essere erogati, come nessuna precisazione, anche se richiesta, è mai stata proclamata su come sarà gestita la prossima componente politica/amministrativa del costituendo ente.

  1. Come comitato: siamo favorevoli ad ogni altra forma di collaborazione tra enti diversa dalla fusione (processo irreversibile), purché sia preservata l’autonomia e l’identità di ogni singolo comune che, anche se piccolo ricopre per conto dello Stato, l’importante ruolo di presidio territoriale più vicino ai cittadini.

Questi nostri enti si caratterizzano per avere bilanci virtuosi nonostante i tagli subiti negli anni. In queste piccole realtà, gli sprechi sono praticamente inesistenti, dovrebbero a nostro avviso essere salvaguardati come una risorsa e sostenuti con normative adeguate e contributi, non trattati come un gravame per la spesa pubblica, da comprarli a suon di incentivi per cancellarli.

Amministrare lo sappiamo bene non è mai stato facile, soprattutto in epoche di restrizioni continue, ma queste sono difficoltà che ogni amministratore da sempre affronta quotidianamente, la fusione non è la soluzione ai problemi dei piccoli comuni, casomai rappresenta un ulteriore spreco di Stato e, rischia seriamente di indurre gli amministratori ad una distorta percezione delle risorse e al rischio di un incremento della spesa corrente, che si manifesterà in tutta la sua gravità nel momento in cui cesseranno i contributi straordinari, riproponendo anche per Atesia tutte le difficoltà pre fusione oggi tanto sbandierate, aggravate dalla minore entrata che i bonus hanno permesso nel tempo di vigenza.

  1. Confronto con la realtà Francese, progetto France Ruralitè: In Francia, per affrontare la sfida dello spopolamento delle aree rurali, a partire dal 1° gennaio 2024, l’Agenzia nazionale per la coesione dei territori, nel quadro del piano France Ruralitè, ha lanciato il programma Villages d’avenir, destinato ai centri con una popolazione inferiore ai 3.500 abitanti.

Villages d’avenir interessa 30.000 comuni e un bacino di 22 milioni di persone, un terzo della popolazione francese, sono stati avviati progetti in 2.960 comuni aventi una media di 891 abitanti.

Giova ricordare che la Francia ha circa 34.000 comuni, quattro volte più dell’Italia.

Conclusioni: alla luce delle osservazioni sopra elencate, considerata la valutazione assai prudente espressa dallo studio di fattibilità che si ritiene meritevole di attenta lettura, della diffusa contrarietà di una larga parte della cittadinanza al progetto di fusione, si chiede ai fini dell’adozione del provvedimento finale di voler prestare una particolare attenzione a quanto esposto, ricordando che effettuare una fusione significa incidere su una storia, sull’identità, sui sentimenti, sul cuore dei cittadini.

I veri valori di una società civile, intesa come comunità coesa e progredita, sono fondati su pilastri etici, morali e sociali, di orgogliosa appartenenza alle proprie radici, piuttosto che sugli incentivi economici.

Chiediamo infine alla Regione Veneto di farsi portavoce presso il parlamento nazionale affinché lo Stato adotti adeguate politiche di sostegno in favore dei piccoli comuni, e investa le somme annualmente dedicate a incentivare le fusioni, in misure concrete volte a riconoscere l’importanza del ruolo che i comuni rivestono e nei quali i cittadini si riconoscono e fanno comunità.

Evidenziamo che i piccoli comuni non hanno bisogno di diventare più grandi, più attrattivi, hanno solo bisogno di essere sollevati da una burocrazia asfissiante che da ogni ente superiore, viene continuamente scaricata senza le dovute risorse, basterebbe questo e qualche soldo in più per garantire ad essi di poter  assolvere al meglio il loro ruolo istituzionale al servizio dei propri cittadini.

TANTO PREMESSO, IL COMITATO CHIEDE

Ai Consiglieri Regionali e ai membri della Prima Commissione del Consiglio Veneto:

  • Di ascoltare formalmente i rappresentanti del Comitato nel corso delle audizioni istruttorie previste per il disegno di legge;
  • Di respingere il progetto legislativo di fusione;
  • Di assicurare la massima trasparenza e parità di accesso all’informazione pubblica nella gestione del percorso che condurrà la cittadinanza al referendum consultivo di ottobre.

Granze lì, 04.07.2026

Per il Comitato

NO FUSIONE GRANZE -ROSA MARTINO

il Portavoce:

Daniela Corradin

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