di Lucas Casati
Seppur citata con sarcasmo ed eufemismo da chi sostiene che non esista, la Padania costituisce
una viva realtà di popolo, di cultura e di terra.
Plasmata dall’eredità delle ancestrali popolazioni, in particolare Celti e Longobardi, questa identità
vanta radici profonde che nessuna decisione burocratica potrà mai scalfire o negare.
Il cuore pulsante di questo territorio risiede nel sacro fiume Po, l’antico Padus, protagonista della
Pianura Padana da cui la terra stessa trae il proprio nome.
Lontano dal rappresentare un elemento di separazione, il fiume non divide, ma unisce tutti i
padani in un’unica e organica comunità geografica e culturale.
La legittimità storica del toponimo “Padania” è d’altronde ampiamente documentata fin dalla fine
dell’Ottocento e nei primi del Novecento all’interno di pubblicazioni scientifiche e geografiche,
come testimoniano gli studi di Angelo Mariani del 1910 e di Pietro Bellemo del 1924.
Di fronte al rifiuto e alla chiusura ideologica di una certa classe politica e culturale, la risposta si
erge ferma e solenne: si può negare un riconoscimento ufficiale negli uffici, ma è impossibile
cancellare l’anima di un territorio.
La Padania continua a esistere concretamente nei fatti: nella nostra mentalità, nella geografia,
nelle nostre arti, nella storia, nella cultura e nella nostra gente.








