Parte da Pontestura, in Monferrato, Find Me il progetto dell’Università di Milano e del Labanof

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Ci sono persone che, dopo aver attraversato guerre, povertà, violenze o rotte migratorie pericolose, perdono la vita lontano da casa e vengono sepolte senza un nome. Non è solo una tragedia per chi muore: è anche una ferita per le famiglie che continuano a cercare un figlio, una madre, un padre, un fratello, senza poter sapere, piangere, ottenere giustizia o ricostruire la propria vita.
Il progetto FIND ME, dell’Università degli Studi di Milano e del LABANOF (Laboratorio di Antopologia e Odontologia Forense, diretto da Cristina Cattaneo) e finanziato dalla Comunità Europea, nasce
proprio per questo: sviluppare nuovi strumenti scientifici per aiutare a identificare le persone decedute che oggi restano senza nome, in particolare migranti, vittime di guerra, persone senza dimora e altri soggetti fragili della società. Quando il DNA, le impronte digitali o le schede dentarie non sono disponibili, spesso rimangono solo le fotografie: immagini del volto custodite dai familiari, nei telefoni, nei documenti, nei ricordi. FIND ME vuole trasformare queste immagini in uno strumento forense affidabile, capace di contribuire alla restituzione dell’identità.
Per farlo, c’è bisogno anche dell’aiuto di cittadini volontari. Partecipare è semplice, sicuro e richiede poco tempo.
Ai volontari adulti verrà chiesto di sottoporsi a una breve scansione fotografica 3D del volto e del sorriso, senza contatto e senza alcun rischio medico. Verranno inoltre raccolte alcune informazioni generali, come età, luogo di nascita e nazionalità, e, se disponibili, alcune fotografie personali recenti in cui il volto e, se possibile i denti da un sorriso, siano ben visibili, e la foto di un documento. Tutto dura circa 15-20 minuti. Questo aiuterà a creare una raccolta di volti sui quali valutare la frequenza di piccoli dettagli (nei, cicatrici, tatuaggi) per arrivare a un metodo utile per identificare oltre ogni ragionevole dubbio dal volto.
I dati saranno trattati con la massima riservatezza: le immagini saranno conservate in forma codificata e protetta, utilizzate solo per gli scopi scientifici del progetto, non condivise con aziende, social media, polizia o altre autorità, e potranno essere cancellate su richiesta del partecipante. La partecipazione è completamente volontaria e si può cambiare idea in qualsiasi momento.
Pontestura, comune del Monferrato casalese in provincia di Alessandria, dove si svolge da diversi anni un campus estivo del Labanof ha un ruolo speciale: diventare il primo luogo di reclutamento di FIND ME, il primo paese a rispondere concretamente a questa chiamata umanitaria. Una comunità piccola, ma capace di dare un segnale grande: che anche
da un paese si può contribuire alla giustizia, ai diritti umani e alla dignità delle persone più invisibili.
Partecipare a FIND ME significa donare pochi minuti del proprio tempo per aiutare, un giorno, una famiglia a ricevere una risposta. Significa contribuire a restituire un nome a chi oggi è sepolto nell’anonimato. Significa dire che nessuna vita è così fragile, lontana o dimenticata da non meritare identità, dignità e memoria. Le prime restituzioni di Find Me verranno rese note sabato 11 luglio, dalle ore 9, al Teatro Verdi di Pontestura al termine del Campus, che è diretto da Cristina Cattaneo. La scienziata, tra l’altro , è originaria del paese.

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