di Chiara Senni
Il 1° febbraio 1945 segna uno dei passaggi più rilevanti nella storia civile dell’Italia. Con un decreto del Governo Bonomi venne riconosciuto alle donne il diritto di voto, ponendo fine a un’esclusione che aveva a lungo contraddetto i principi di uguaglianza e di rappresentanza su cui si fonda ogni democrazia. Quel provvedimento non fu una concessione tardiva, ma il riconoscimento formale di un diritto fondamentale maturato attraverso anni di partecipazione silenziosa e concreta alla vita del Paese. Le donne avevano sostenuto la società italiana nei momenti più difficili durante la guerra e la ricostruzione senza però poter incidere sulle scelte politiche che ne determinavano il futuro.
Nel 1946 con il voto amministrativo e con il referendum del 2 giugno, quel diritto trovò piena espressione. La partecipazione femminile contribuì in modo determinante alla nascita della Repubblica e alla costruzione dell’Assemblea Costituente, imprimendo un segno duraturo alla democrazia italiana.
Ricordare il 1° febbraio 1945 significa riaffermare che i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte. Essi vivono nella memoria, nella pratica e nella responsabilità collettiva di custodirli. Il suffragio femminile non fu solo una conquista storica: fu un atto di giustizia che rese l’Italia finalmente più coerente con i propri valori democratici.








