di Massimo Iaretti
Classe 1939, nozze d’argento con la toga passate da un pezzo, Raffaele della Valle è uno dei principali avvocati penalisti italiani, tuttoggi in attività. Lo abbiamo incontrato nel suo studio di Monza a due passi dal palazzo di giustizia dove ha vissuto dal 1945 al 1954 perché suo padre magitrato con funzioni direttive aveva vissuto con la famiglia in quel periodo proprio in un alloggio all’interno del Tribunale. Nato ad Acqui Terme, laureato in giurisprudenza alla Cattolica di Milano ha iniziato una lunga carriera con una parentesi politica: nella legislatura 1994 – 1996 è stato il primo capogruppo di Forza Italia a Montecitorio poi vice presiednte della Camera. Dopo questa parentesi ha preferito tornare a tempo pieno alla professsione. Attualmente ha aderito al Comitato Si Separa per il si alla riforma della giustizia. Naturalmente questo argomento è stato uno dei principali della conversazione che ci ha concesso nel suo studio durata un’ora e mezzo ma non il solo.
Avvocato la prima domanda potrà anche apparire scontata, quali sono le ragioni del Si al referendum giustizia ?
Ho vissuto per 62 anni nelle aule di Giustizia e ne ho viste di tutti i colori. Il discorso è complesso perché il referendum e la legge non sono un capriccio di Nordio che si è svegliato alla mattina ma è frutto di una volontà interna a tutte le forze democratiche del Paese. I Padri Costituenti, Ruini, De Gasperi, Togliatti, Nenni, Croce, Calamandrei si interessarono della Giustizia e il primo nodo fu lo sganciamento del Pubblico Ministero dall’Esecutivo. Ma non dimentichiamo che nel 1948 c’erano ancora tanti residui del fascismo, tanti problemi da risolvere. Nel 1988 il ministro Vassalli varò il Codice di Procedura Penale sul modello accusatorio, più democratico rispetto a quello precedente inquisitorio (che aveva l’impianto del precedente ministro fascista Rocco, NDR) con più garanzie per la difesa, ma il problema rimenava ancora irrisolto.
E poi venne il ‘Giusto Processo’ ?
Certamente, il principio del ‘giusto processo’ in Costituzione è stato introdotto con la riforma del 1999, con la legge costituzionale 2 del 23 novembre 19999 e l’articolo 111 dice letteralmente che ‘La giurisdizione di attua mediante il giusto processo regolato dalle legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio delle parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale’
Perché allora si è arrivati all’attuale legge ed al referendum costituzionale che si terrà il 22 e 23 marzo ?
Perché questo non è avvenuto, occorreva una riforma che era un atto dovuto, spostare la bilancia di Temi, dea della giustizia e fare un processo dove il pubblico ministero non è più laterale al giudice, ma le parti sono tutte sullo stesso piano.
Però non tutti sono d’accordo e portano delle ragioni per votare no ?
Ci sono atteggiamenti contrari anche forti da parte dell’ANM, da parte di partiti che pure l’avevano votata ma occorre fare alcune semplici considerazioni. Innanzitutto viene enfatizzato che si cambiano diversi articoli della Costituzione, invece sono 3 e non 7 gli altri sono solo aggiustamenti. La seconda considerazione è il testo è chiarissimo perché riconoscere al Pubblico Ministero la sua autonomia sotto l’aspetto costituzionale. La terza è che la Magistratura nelle sue due componenti è INDIPENDENTE da ogni altro potere.
Dove c’è scritto che si va verso un regime ?
Piuttosto dopo 62 anni di professione mi rendo conto che oggi i migliori romanzieri sono i magistrati e ha paura che anche delle sentenze siano state dei romanzi, una sentenza è descrizione di realtà, non è una realtà romanzesca.
A questo punto mi viene spontaneo chiederle della vicenda giudiziaria di Enzo Tortora che lei ha difeso durante il suo lungo calvario giudiziario ?
Il caso Tortora non ha nessun collegamento con la realtà processuale, non è un errore giudiziario, fino al primo grado di giudizio è stato un orrore, un caso che si poteva archiviare. Qui c’è qualcosa di più, c’è la reiterazione, c’è la colpa grave, NON è un errore giudiziario. Tortora ha combattuto con il Fato, il Fato è il destino ma nelle aule giudiziarie non puoi appellarti al Fato come gli antichi Greci. Bastano le parole della Corte d’Appello che nella sentenza assolutoria scrisse ‘Se avessimo confermato avremmo commesso una bestialità’.
Scusi, ma fatte queste premesse, perché c’è un atteggiamento così duro da parte della Magistratura ?
In molti casi sono i nipotini di coloro che andavano alla ‘Scuola delle Frattocchie’ cui aderirono molti magistrati dell’epoca e c’è la paura di perdere quell’indipendenza, che non ha ragione di essere, e anche se ci fosse sono proprio sicuri di essere stati davvero indipendenti. Del resto non dimentichiamo che per dieci anni la Procura di Roma è stata definita il Porto delle Nebbie’.
Il procuratore Gratteri ha avuto parole dure su coloro che avrebbero interesse a votare per il Si. Cosa ne pensa ?
Personalmente mi sento offeso. Avrà le sue ragioni ma le deve dimostrare
In conclusione il 22 e 23 marzo ….
E’ importante capire che questo voto non riguarda solo gli avvocati o solo i giudici ma tutti i cittadini e le sue ragioni si evincono sia dal testo, sia dallo spirito della legge che tutti volevano e poi qualcuno ha cambiato idea.
L’avvocato Raffaele della Valle interverrà martedì 17 marzo, alle ore 21, al centro culturale San Bartolomeo di Bergamo in un incontro ‘Uguale per tutt: per una giustizia libera e senza correnti introdotto Igor Napoli, segretario Pld di Bergamo, Rossano Pirola, segretario provinciale di Azione Bergamoe Beppe Facchetti della direzione nazionale Pld. Con lui saranno relatori Claudio Martinelli, ordinario di diritto pubblico comparato, l’avvocato Alessandro De Nicola, presidente della Adam Smith Society e l’avvocat0 Gianmarco Brenelli, presidente del Comitato del Si. A moderare saranno Matteo Luccisano, segreteria provinciale Pld Bergamo e Leonardo Gambirasio della segreteria provinciale di Azione Bergamo.








