di Massimo Iaretti
Guido Giraudo, già vice direttore di Candido, una delle testate storiche della destra italiana nel dopo guerra, è uno degli autori del libro ‘Sergio Ramelli – Una storia che fa ancora paura’ (Idrovolante edizioni). Giornalelombardoveneto.it lo ha intervistato dopo una delle molte presentazioni in giro per l’Italia, a Casale Monferrato. Ne è nata una lunga conversazione sui motivi dell’attualità di questo libro, ma anche di come era la vita di un giovane militante di destra negli anni Settanta a Milano e sulla figura di Giorgio Pisanò, direttore di Candido, giornalista d’inchiesta e storico della guerra civile.

Come e quando è nato il libro su Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù aggredito il 13 marzo 1975 da militanti della sinistra extraparlamentare e morto a 18 anni il 29 aprile dello stesso anno ?
Il libro nasce nel 1997 da un gruppo di ragazzi di Azione Giovani che ha voluto ricordare quanto era successo, partendo dagli atti del processo di primo grado e dagli articoli dei giornali usciti sulla vicenda. Con il tempo si è arricchito sempre più di documentazione. Di Ramelli se n’è parlato sempr in questi anni è stato prodotto documentario, realizzata un’opera teatrale, ci sono state quasi 50 intitolazioni.
Lei ha conosciuto Sergio Ramelli ?
Si anche se marginalmente, io avevo due anni in più, militavo nel Fuan (gli universitari del Msi), lui nel Fronte della Gioventù, due organizzazioni diverse. Però ricordo quel ragazzo con i capelli lunghi, E poi sono stato tra quelli che hanno portato la sua bara in chiesa e questo ci ha legato per sempre.
Perché questa vicenda suscita ancora oggi discussione ?
Da un lato c’è stato un rinnovato interesse in occasione del cinquantesimo della morte, sono usciti quattro libri su Sergio Ramelli e quanto gli accadde, il nostro è giunto alla decima riedizione, ogni volta arricchita da nuova documentazione, Ci sono state intitolazioni, ci sono un po’ ovunque in Italia mozioni per dedicargli una via o un giardino. E c’è chi accusa la destra di utilizzare questa storia per riscrivere la storia. Nessuno di noi, però, ha mai avuto l’idea di riscrivere alcunché. La storia è scritta dalle singole storie.

Lei prima parlava della sua militanza nel Fuan. Cosa voleva dire essere un giovane con idee di destra negli anni Settanta in una città come Milano ?
Prima di tutto voleva dire rischiare quotidianamente. Ho iniziato al liceo e ne ho prese un sacco. All’università era ancora peggio: ho dato i primi quattro esami alla Bocconi poi una giorno ho trovato la mia foto appesa nell’androne. Mi hanno anche aspettato, per fortuna ho capito che aria tirava e sono rimasto in auto ma me l’anno distrutta. Poi sono andato in Cattolica ma anche lì non erano rose e fiori. I bidelli avevano l’ordine di seguirmi ovunque andassi. Non era facile ma con questo convivevamo.
Ed era la stagione delle radio libere …
Lavoravo in Radio University, facevo la rassegna stampa, davamo notizie. E apparnevo anche ad un gruppo musicale gli Amici del Vento.
E lì che ha conosciuto Giorgio Pisanò ?
Si, era direttore di Candido è venne a registrare alcune musicassette. Ho iniziato a lavorare al Candido facendo tutta al trafila partendo dalla correzione delle bozze e dai lavori più umili in redazione sino ad arrivare alla vice direzione del giornale. E’ stata una grande scuola di giornalismo
Cosa può dire di Giorgio Pisanò ?
Tutto il bene. E’ stato uno dei più grandi giornalisti italiani d’inchiesta, una uomo di grandi capacità, dotato di una notevole empatia per cui riusciva a farsi raccontare le cose più incredibili della stragi partigiane sia da coloro che erano state vittime sia da coloro che le avevano compiute. E anche come storico ha lasciato quella monumentale ‘Storia della guerra civile in Italia’ che è stata la base e la fonte, ad esempio, per i libri di Giampaolo Pansa.
Dunque un uomo di carattere ?
Certamente ed anche con un caratteraccio terrificante, molto sanguigno e tante volte con difficoltà nel pagare.
Quello su Ramelli non è l’unico libro ?
L’anno scorso ho pubblicato un libro sulla strage di Bologna (‘C’è del marcio a Bologna’, Passaggio al Bosco) che nasce da una ‘verità’ pubblicata nel 1982 da Pisanò su Candido. Sempre sul Candido ho ritrovato gli scritti di Almerigo Grilz del 1981/82 relativi alla guerra in Libano che sembra siano scritti oggi ed è appena uscito ‘Almerigo Grilz: il primo reportage’(Iodrovolante edizioni). Sono articoli che aiutano meglio a capire quanto sta accadendo a Gaza. Ho poi in cantiere una pubblicazione sui rapporti tra Pisanò e il generale Della Chiesa che portarono ad una collaborazione tra loro, del tutto sconosciuta. E a gennaio esce un libro sull’avvocato Enrico Pedenovi, consigliere provinciale missino che venne assassinato il 29 aprile 1976 a Milano, anch’essa una storia drammatica da non dimenticare.











