Scanagatta (Popolari per il Veneto): “L’autonomia (differenziata) ha fallito, avanti col federalismo”

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 “Quando si scriverà la storia contemporanea del Veneto — o meglio, della Venezia di Terraferma — sarà difficile non riconoscere che il tema dell’autonomia è stato uno dei più grandi fallimenti politici della nostra epoca, nonostante il referendum plebiscitario del 12 ottobre 2026”. Con queste parole nette il Presidente di Popolari per il Veneto, Silvio Scanagatta, apre un affondo durissimo contro l’impostazione con cui, negli ultimi anni, la Regione ha rincorso l’autonomia differenziata, definendola oggi un modello ormai superato dai fatti.

Per Scanagatta il nodo è innanzitutto culturale, prima ancora che istituzionale: “Se i partiti nazionali fossero in grado di fare una politica vera, con una visione strategica su questo tema, dovrebbero avere il coraggio di dichiarare il fallimento totale di una scelta politica in cui noi, i sudditi, ci umiliamo a chiedere allo Stato — il Principe — un’autonomia che non ha alcun interesse reale a concedere”. Un’immagine forte, quella del rapporto sudditanza-Principe, che il Presidente dei Popolari per il Veneto utilizza per fotografare quello che considera un rapporto di forza mai realmente riequilibrato tra Roma e i territori.

A rendere concreta la denuncia è l’esempio scelto da Scanagatta, quello delle infrastrutture: “A Roma siede un Ministro dei Trasporti che deve la propria carica a valanghe di voti provenienti dal Veneto. Eppure, nella nostra regione, tutti i grandi dossier — strade, porto, alta velocità, terze e quarte corsie — restano rigorosamente fermi”. Un paradosso, sottolinea il Presidente, che dimostra come il peso elettorale veneto non si sia mai tradotto in un pari peso decisionale sulle scelte infrastrutturali che riguardano il territorio.

L’unica eccezione, secondo Scanagatta, conferma la regola: “L’unica vera novità è la Pedemontana, un’opera che però pagheranno i nostri figli e che ha inciso solo marginalmente sull’intasamento cronico di una delle aree che produce più ricchezza dell’intero Paese”.

Da qui la proposta politica che Scanagatta mette al centro del comunicato: “Se i politici veneti avessero davvero a cuore i nostri interessi, dovrebbero rinunciare definitivamente all’autonomia differenziata, che si sta rivelando un percorso di pericolosa inefficacia, e abbracciare invece un progetto strategico di federalismo, affinché ogni regione italiana abbia un peso reale quando si decide sul bilancio nazionale”.

Per il Presidente di Popolari per il Veneto la distinzione tra i due modelli non è nominalistica ma sostanziale: l’autonomia differenziata, così come impostata finora, si configurerebbe come una richiesta di concessioni unilaterali rivolta a un potere centrale che ha ogni interesse a non cederle, mentre il federalismo rappresenterebbe una redistribuzione strutturale del potere decisionale tra i territori.

Una critica diretta al ceto politico nazionale: “Molti parlano di nazione, ma noi riteniamo che l’unica vera nazione unitaria sia ormai quella dei politici romani, trasformatisi in una lobby autoreferenziale che pensa solo a preservare la propria indipendenza dal Paese reale”. Per Scanagatta la risposta a questo scollamento passa necessariamente dal territorio: “Non resta che ripartire dai partiti regionali per ricostruire l’unità d’Italia. Solo un sistema federale può rimettere in moto le energie che in tutte le nazioni italiane — le nostre regioni — sono ancora vive e possono essere ricostruite”.

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