In occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto che colpì il Friuli nel 1976, il
Comune di Udine propone due progetti espositivi che mettono in relazione il patrimonio
culturale e le trasformazioni del territorio friulano. Due mostre diverse per linguaggi e
contenuti, ma unite da un filo comune: raccontare come il sisma abbia segnato
profondamente il Friuli e come, nei cinque decenni successivi, quella ferita abbia
contribuito a ridefinire i luoghi e le comunità.
“Pur non essendo stata tra i territori maggiormente colpiti dal sisma del 1976, Udine ha
svolto al servizio dell’intero Friuli un ruolo di supporto, di riferimento, di coordinamento, di
accoglienza, di cura, di organizzazione. Fu anche luogo di tutela della memoria e del
patrimonio culturale, funzione che riguarda anche l’oggi. Anche sul solco di questa eredità,
abbiamo voluto promuovere due iniziative differenti ma complementari, capaci di leggere il
Friuli dopo il terremoto attraverso le sue unicità. Da una parte l’arte americana, oggi nella
collezione FRIAM, arrivata in città come gesto concreto di sostegno e solidarietà
internazionale, un elemento della ricostruzione che i friulani non hanno mai dimenticato;
dall’altra una nuova produzione che grazie alla fotografia ci permette di osservare i
cambiamenti che hanno attraversato territori, paesaggi e persone nella storia del territorio
dopo eventi traumatici come i terremoti. Due progetti che non si fermano alla
commemorazione e al rischio della retorica, ma invitano a guardare al presente attraverso
una storia che continua a parlarci”, è il commento dell’Assessore alla cultura Federico
Pirone.
La collezione Friam, un patrimonio unico in Italia
Il primo appuntamento sarà giovedì 9 luglio alle ore 18 al Museo d’Arte Moderna e
Contemporanea Casa Cavazzini, con l’inaugurazione del nuovo allestimento della
Collezione FRIAM. Si tratta di un patrimonio unico in Italia, nato da un gesto di solidarietà
internazionale rivolto al Friuli colpito dal terremoto. Interverrà, tra gli altri, anche Luca
Pietro Nicoletti, professore di storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli studi
di Udine.
Nel 1976 il comitato italo-statunitense Friul Arts and Monuments, insieme ad artisti
americani e personalità del mondo politico e diplomatico, promosse infatti la donazione di
opere da destinare inizialmente a un’asta per sostenere la ricostruzione. L’allora sindaco
di Udine Angelo Candolini e l’intero consiglio comunale scelsero di non disperdere quella
raccolta, riconoscendone il valore storico e culturale e conservandola come patrimonio
della città.
Il nuovo percorso espositivo, ospitato al piano terra del museo, presenterà quasi
integralmente le oltre cento opere della collezione, tra dipinti, stampe e sculture. La FRIAM
riunisce testimonianze rare dell’arte americana dalla fine degli anni Trenta agli anni
Settanta del Novecento, con lavori di protagonisti quali Willem de Kooning, Roy
Lichtenstein, Sol LeWitt, Donald Judd, Frank Stella e Carl Andre.
La mostra per i 50 anni del sisma
Pochi giorni dopo, dal 17 luglio al 18 ottobre, in Castello si potrà visitare la mostra
“Terremoti e Trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli”, con
inaugurazione prevista il 16 luglio. Il progetto, realizzato dal Comune di Udine, Civici Musei
e dal Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia – CRAF, in collaborazione con
l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e La Cineteca del
Friuli, propone una lettura originale sul tema dei terremoti e della loro eredità.
La mostra non si limita infatti alla commemorazione della tragedia, ma guarda al 1976
come a un punto di svolta per osservare le trasformazioni che hanno trasformato il Friuli.
Fotografia, storia della scienza ed evoluzione del paesaggio dialogano lungo tre linee del
tempo che, dalla metà dell’Ottocento fino alla contemporaneità, restituiscono la
complessità del territorio e delle comunità che lo abitano.
Accanto a materiali storici, immagini d’archivio e documenti legati allo sviluppo della
sismologia e delle tecniche di monitoraggio, il percorso presenta le ricerche realizzate da
quattro fotografi contemporanei di rilievo nazionale e internazionale: Olivo Barbieri, Marina
Caneve, Davide Degano e Giulia Iacolutti. I loro lavori affrontano temi come i cambiamenti
urbani fino al territorio sloveno, la rete scientifica dedicata allo studio dei terremoti nata
proprio dal terremoto del Friuli, le nuove generazioni e la mobilità sociale, fino alle tracce
più intime e quotidiane della ricostruzione.
L’esposizione sarà arricchita da due postazioni dedicate all’approfondimento scientifico e
documentario: una curata dall’OGS e una per la consultazione del portale CFTIvisual
dell’INGV, l’Atlante delle fonti visive dei terremoti italiani.
Il progetto espositivo, che rientra nel programma di iniziative per il cinquantesimo
anniversario del terremoto promosso dalla Regione FVG, è realizzato con il contributo
della Fondazione Friuli, il sostegno di BCC Banca di Udine, con il patrocinio
dell’Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli, della
Camera di Commercio Pordenone-Udine, di Confindustria Udine, di Ente Friuli Nel Mondo
e dell’Università degli Studi di Udine.








