In merito ai recenti annunci della Regione riguardanti lo stanziamento di oltre *242 milioni di euro* per il triennio 2026-2028 e il nuovo Codice del commercio, interviene *Claudio Bertolutti* , referente regionale del *Partito Popolare del Nord* , il partito che fa riferimento all’ex Ministro della Giustizia Roberto Castelli. La posizione del movimento punta a superare queste misure con una metodologia più snella e diretta, suggerendo che la strada dei bandi e dei contributi possa essere cambiata con interventi strutturali per rilanciare l’economia del territorio. “La cosa migliore da fare non è creare nuovi complessi strumenti normativi, ma semplicemente *abbassare le tasse* e lasciare i soldi in tasca a cittadini e partite IVA”, esordisce Bertolutti. Secondo l’esponente del Partito Popolare del Nord, l’attuale sistema, pur vantando investimenti milionari e una rete di 25 distretti del commercio, nasconde un’insidia strutturale: una *burocrazia che fa paura* . “Per accedere a bandi come quello da 1,4 milioni di euro attualmente aperto per i negozi di vicinato, un piccolo imprenditore è praticamente costretto a rivolgersi a un professionista che gli predisponga le carte”, spiega Bertolutti. “Il costo di questi consulenti è tale che i benefici dei contributi finiscono spesso più nelle tasche della burocrazia fine a se stessa che in quelle del negoziante, vanificando l’aiuto per spese vive come bollette e affitti”. Bertolutti punta il dito anche contro l’eccessivo peso della macchina amministrativa regionale. Mentre l’amministrazione si concentra sulla creazione di nuove leggi, regolamenti, istruttorie e graduatorie per liquidare i contributi, il referente del Partito Popolare del Nord definisce tutto questo come “lavoro inutile”. Il costo della struttura che deve gestire ogni fase — dal bando all’esame dei consuntivi fino alle verifiche finali — rappresenta un onere enorme per la collettività che potrebbe essere abbattuto semplificando drasticamente il prelievo fiscale. In conclusione, Bertolutti lancia un monito contro quella che definisce una deriva assistenzialista: “Sebbene la regione parli di ‘fare sistema’ e rimettere al centro chi lavora, crediamo che un *assistenzialismo esasperato* finisca inevitabilmente per condannare la *meritocrazia* . Le imprese non hanno bisogno di elemosine burocratiche, ma di essere messe in condizione di operare in un mercato libero da lacci e con una pressione fiscale onesta”








