Veneto, riflessioni ad urne chiuse

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di Paolo Franco autonomista Veneto

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Di solito, dopo un turno elettorale, ci si pone qualche domanda: chi ha perso? Chi ha vinto? Ma oggi questi interrogativi appaiono poco adatti per un’elezione dove già prima del voto si conoscevano Presidente e coalizione vincenti e quelli sconfitti. Dobbiamo pertanto approfondire, cercare un’interpretazione meno evidente ma comunque fondamentale.

Cominciamo da chi è stato sconfitto. Ha perso il senso civico di appartenenza, l’impegno in uno dei momenti più importanti delle relazioni sociali. La disaffezione al voto, l’astensionismo, in una regione come il Veneto erano condizioni poco conosciute in passato e si sono fatte avanti oggi in maniera prepotente. Più del 55% degli aventi diritto non si è recato alle urne per scegliere Presidente e Consiglieri regionali. Forse per un giorno o due le forze politiche fingeranno di accorgersi del problema, ma poi tutto tornerà irrimediabilmente nel cassetto per lasciare posto ai proclami, alle spartizioni assessorili, alle battaglie dialettiche. Invece il fatto che la maggioranza della popolazione non creda più all’utilità della politica dovrebbe preoccupare perché lascia nel limbo milioni di persone tra le quali potrà crescere una minimale ma pericolosa reazione di gruppi incontrollabili: il passato purtroppo ci è stato maestro. Ci sono strade da percorrere per invertire questo andamento? Sì, due in particolare. Che la politica smetta di essere centripeta, autoreferenziale, litigiosa per finta, fatta di slogan e social, e torni ad essere territoriale, democratica, prendendo esempio dai sindaci. Oggi invece i partiti non sono più strumento di dialettica ma rigide organizzazioni saldamente in mano di un capo. E, seconda, che si applichino nuove tecnologie per il voto, che si portino le urne nelle scuole per fare votare i giovani nei giorni di lezione, magari a partire dai sedici anni, ed altri piccoli e grandi accorgimenti degni della contemporaneità.

E chi ha vinto? Ora dobbiamo cambiare registro, non si tratta più di parlare dei difficili equilibri della politica e della sua funzione pubblica. Il vincitore è uno: Matteo Salvini. Ha saputo imporre alla coalizione di centrodestra il candidato Presidente, suo fedelissimo Alberto Stefani; come per le ultime europee è riuscito con il Generale Vannacci a tenere a galla il consenso del suo partito, ora, grazie a Luca Zaia, è riuscito a superarsi raggiungendo percentuali elevatissime e controllando così gran parte del Consiglio regionale. Al di là di quel che appare, al di là della prevedibile eccezionale performance del Presidente uscente, Zaia avrebbe potuto essere impiegato in ben altri ruoli che quello di Consigliere regionale. Probabilmente lo sarà in un prossimo futuro ma questo dimostrerà ulteriormente la sagacia politica del Capitano della Lega Salvini Premier e la salvinizzazione del Veneto.

Rimane estraneo a queste vicende il gruppo di Resistere, che ha ottenuto un buon risultato con due consiglieri eletti. Vedremo nei prossimi mesi il taglio che assumerà questa presenza, se sarà una semplice quanto necessaria opposizione in Consiglio o saprà far crescere un movimento politico alternativo, equilibrato, che si faccia carico di rappresentare i Veneti senza vincoli e ossequi romani.

Comunque sia, nessuno può, oggi, ipotecare il futuro. Auguri al nuovo Presidente, agli eletti e grazie a tutti coloro che hanno partecipato per dare un volto alla politica nella nostra Regione. Le sfide non mancheranno.

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