riceviamo e pubblichiamo l’intervento del presidente dell’Associazione Castrum Capelle, Francesco Macario inerente il recente consiglio comunale di Bergamo nel quale è stato discussa l’alienazione della Casa del Guardiano nel Castello di San Vigilio


Dopo molto tempo, ho assistito al consiglio comunale di Bergamo.
Ci sono andato perché erano in discussione tre ordini del giorno di Alberto Ribolla (Lega) e Filippo Bianchi (Fratelli d’Italia) sulla vendita della “Casa del Guardiano” nel castello di San Vigilio a Bergamo. Due ordini del giorno chiedevano all’amministrazione di Bergamo di desistere dalla vendita di questo immobile. Le interpellanze sostanzialmente hanno ripreso le considerazioni avanzate dall’associazione Castrum Capelle, che ha invitato i consiglieri comunali a rivedere, per 12 motivi diversi questa scelta. Castrum Capelle è la onlus che da anni si batte per la riqualificazione e il restauro del Castello di San Vigilio. Lo stesso appello era poi giunto dal Consiglio Scientifico dell’associazione “Istituto Italiano dei Castelli”. Nelle interpellanze veniva inoltre posta la questione della futura destinazione d’uso della “Casa del Guardiano”.
I termini generali della questione sono noti.
Il castello di San Vigilio fortezza della città venne privatizzato nel XIX secolo, quando la struttura fu acquistata dalla famiglia Soregaroli.
Nel 1957 fu riacquistato dal Comune di Bergamo sotto l’amministrazione Simoncini (monocolore Democristiano), l’acquisizione fu motivata dall’importanza storico civica del monumento. Nel 1962 il castello di San Vigilio fu poi oggetto, su progetto dell’architetto Prinetti, di una prima fase di restauri.
Durante l’amministrazione Tentorio (centrodestra) negli spazzi pertinenziali furono realizzate alcune manomissioni di dubbia qualità, e nel 2013/2014 fu stilata una lista di immobili pubblici che si volevano mettere in vendita. Tra gli altri la casa del guardiano nel castello di San Vigilio, la Casa Suardi in p.za Vecchia, la casa della Marchesa in Rocca e vari altri edifici di interesse storico. Questo avvenne nonostante il castello di San Vigilio fosse compreso tra i beni inclusi nella richiesta di riconoscimento UNESCO per le mura di Bergamo come patrimonio dell’umanità.
Alla presentazione di questa lista l’opposizione di centrosinistra e le associazioni culturali insorsero e organizzarono una protesta, non per cassare la lista, ma per depennare la sola casa Suardi in p.za Vecchia ottenendo il risultato di escluderla dai beni alienabili. La lista fu quindi approvata e poi tacitamente ereditata dall’amministrazione di centrosinistra capeggiata da Giorgio Gori, che si affrettò nel 2016 a richiedere e ottenere un assenso dal ministero dei beni culturali alla vendita dei beni inclusi della lista.
La cosa mosse una serie di persone a costituirsi come associazione (Castrum Capelle) per la valorizzazione del castello che riuscì a ottenere una prima convenzione di concessione di alcuni spazzi nel castello per svolgervi iniziative culturali e avanzare proposte di recupero della fortificazione.
Nel frattempo le Mura di Bergamo, di cui è parte integrante il castello di San Vigilio, nel 2017 divennero patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’UNESCO.
In seguito le opposizioni richiesero lo stralcio dell’edificio della “Casa del Guardiano” dall’elenco dei beni alienabili senza esito. Il bando di vendita 2017/2018 per un valore di 1.800.000 euro andò deserto per ben tre volte. A questo punto nel 2019 la vendita venne stralciata. Nel 2019 in un convegno pubblico l’associazione Castrum Capelle avanzò un articolato progetto di riuso del castello che prevedeva un museo delle mura e un centro studi sulle fortificazioni del territorio bergamasco. No se ne fece nulla.
Nel 2019, sotto elezioni, furono promessi dal comune dei fondi per intervenire sugli edifici ormai fatiscenti, ma anche in questo caso alle roboanti dichiarazioni non seguirono i fatti. Nel 2019 fu dichiarata la disponibilità della Regione Lombardia a erogare un contributo al 75% per il recupero del complesso edilizio, ma con la crisi del Covid non se ne fece più nulla.
Oggi la casa del guardiano nel castello di San Vigilio viene posto in vendita per un valore di 1.400.000 euro.
L’assessore Valesini ha motivato la decisione di vendere la casa del guardiano come una scelta necessaria tenuto conto di ciò che l’amministrazione ha fatto per valorizzare i beni culturali della città come casa Suardi, il Principe di Napoli, Cascina Ponchia, la Montelungo, interventi che però centrano poco con i valori culturali e soprattutto con gli usi pubblici e collettivi. La citazione poi dell’intervento in corso sull’edificio dell’ex asilo Principe di Napoli è adirittura stupefacente, essendo quello un bene derivato da una donazione con vincolo a uso pubblico, ora in parte di fatto ceduto a un uso privato.
Durante il dibattito sugli ordini del giorno il consigliere Stefano Chinotti (PD), dopo aver affermato di ritenere una “inutile retorica” quella della “salvaguardia dei beni storici” da lui ritenuta “patrimonio di tutti” (sic!), ha sottolineato che l’autorizzazione alla vendita era stata già concessa da una precedente amministrazione di diverso colore. A quindi richiesto all’assessore Valesini se era previsto che il ricavato della vendita della casa del custode fosse reinvestito sui lavori di restauro sul resto degli edifici del castello che rimane di proprietà pubblica. Sottolineando che se non era così lui aveva dei problemi.
È stata molto interessante la risposta data dall’assessore al consigliere Chinotti. Valesini ha sostenuto che la vendita della “Casa del Guardiano” è necessaria per trovare le condizioni per intervenire sugli altri corpi di fabbrica su cui il comune intende dare vita a un piano di valorizzazione quantificato in circa 4 milioni di euro. Ma ha subito dopo precisato che nell’attuale provvedimento di vendita non c’è un richiamo esplicito e diretto che impegni ad utilizzare i proventi della vendita della casa del custode per recuperare gli altri fabbricati, e ha quindi dichiarato genericamente, la disponibilità nell’evolversi delle economie del bilancio che una parte di questo ricavato, qualora il bene venisse alienato, possa finanziare un progetto di restauro delle restanti parti.
Appare rilevante l’incongruenza con l’indicazione generale con cui l’assessore ha motivato la vendita. Infatti se la vendita era inizialmente stata motivata con la necessità di dare ossigeno a interventi che riguardano gran parte del patrimonio pubblico della città che l’amministrazione avrebbe deciso prioritariamente di riqualificare come mai poi l’assessore si è impegnato a utilizzare i proventi della vendita nel recupero dello stesso Castello di San Vigilio? Appare infatti evidente che si farà una cosa o l’altra.
Contradicendo poi se stesso Valesini, poco dopo, rispondendo sulla questione delle destinazioni d’uso ha aggiunto che per la casa del Guardiano valgono le prescrizioni della soprintendenza che vincolano a un uso residenziale, invece per la valorizzazione dei restanti edifici ciò sarò precisato all’interno del piano di valorizzazione. Un piano che dovrà sondare “anche l’interessamento di privati, visto che da lì che vogliamo avere investimenti”. Quindi ha ribadito che non si può partire con delle scelte preconcettuali sulle destinazioni d’uso che poi “vanno a morire perché non trovano alcun riscontro”. L’assessore con queste affermazioni ha implicitamente ammesso che si pensa quindi a una concessione dei restanti immobili ai privati. Infatti ha poi precisato che rimane l’obiettivo di “mantenere di fruizione pubblica gli spazzi di pertinenza delle case del castellano e del capitano”. E tanto per chiarire ulteriormente ha aggiunto che per quanto riguarda la casa del castellano una parte delle superfici anche coperte verranno comunque “lasciate nella disponibilità dell’amministrazione comunale per eventuali funzioni pubbliche” il resto ovviamente sarà privatizzato.
Dopo queste contraddittorie dichiarazioni dell’assessore Valesini il consigliere Stefano Chinotti (PD) si è comunque dichiarato soddisfatto della disponibilità, puramente verbale, a dedicare parte dei fondi ricavati dalla vendita per la redazione di un progetto sugli immobili restanti e anche per reinvestirne parte nella ristrutturazione in fase di esecutiva. Incredibilmente nulla dicendo delle volontà di cessione ai privati (che a questo punto potrebbero anche trovarsi un contributo pubblico per sviluppare i loro progetti) esprimendo il superamento di ogni suo dubbio e il suo sostegno alle scelte della giunta. Una pantomina creata ad arte ai fini di operare, tramite la compiacenza della stampa, una vera e propria azione di disinformazione di massa.
Infatti la giornalista di BGNEWS Monica Pagani che ha scritto nel titolato di un suo articolo “Valesini: Valutiamo se reinvestire parte del ricavato nel Castello” senza nulla dire sugli intenti di cedere di fatto grande parte della struttura ai privati. Non molto meglio fa sull’Eco d Bergamo Diana Noris che semplicemente fa dire a Valesini “la vendita è necessaria se vogliamo dare una prospettiva agli interventi sul castello, finanziandola progettazione e parte dei restauri” punto. I cittadini sono “informati”
Con una certa arguzia il consigliere Antonio Deluse Bonomi (lista Pezzotta Sindaco) ha osservato l’assurdità che uno studio di fattibilità (che tra l’altro già è stato redatto gratuitamente dall’associazione Castrum Capelle) o un progetto venga finanziato con la vendita di parte del complesso castellano. È del tutto evidente che prima di fare un passo così grave come la vendita a privati il buon senso vorrebbe che si avesse un’idea generale un progetto di come si vuole utilizzare il bene, anche solo per valutare se la vendita è compatibile con le destinazioni che si ha in mente di realizzare. Ma l’osservazione del consigliere Deluse Bonomi pecca di ingenuità infatti dalle risposte di Valesini è molto chiaro che fine, secondo l’amministrazione, deve fare il castello.
Valesini ha anche espresso la valutazione che gli spazi presenti nel castello (tre edifici per 1.000 metri quadrati) comunque sarebbero troppo piccoli per pensare a attività collegate all’UNESCO. E quindi visti che gli spazi sono carenti ne ha proposto quindi la parziale alienazione. L’assessore tra l’altro con queste dichiarazioni dimostra di non avere nemmeno guardato i progetti presentati dall’Associazione Castrum Capelle. Infatti in quei progetti è indicata la presenza di due grandi spazzi interrati (con altre centinaia di metri quadrati disponibili) sotto i giardini delle case del castellano e del capitano che aumentano considerevolmente gli spazi a disposizione. Dobbiamo quindi costatare, con tutta evidenza, che abbiamo un assessore al patrimonio che nulla sa, o vuole sapere, del patrimonio che dovrebbe amministrare.
Che poi a questo punto l’assessore si dichiari favorevole, come tutti i consiglieri, alla prosecuzione del rapporto con l’associazione Castrum Capelle, appare come un contentino formale se non una vera farsa.
È da notare che nelle repliche gli esponenti della minoranza che si sono fatti, più o meno strumentalmente, sostenitori della posizione della non alienazione di queste molte incongruenze e contradizioni non sono stati in grado di evidenziarne nessuna.
Veramente penoso nella compagine di maggioranza Nicola Eynard (lista Gori) che ha affermato che si deve riflettere sul fatto che da decenni, e da diverse amministrazioni comunali, il castello ha continuato a deperire. Dimenticandosi che negli ultimi 10 anni ha proprio amministrato Giorgio Gori che al di là delle promesse nulla ha fatto e meno ha investito sul castello di San Vigilio. E ci poteva anche lui risparmiare le considerazioni sugli altri esempi di recupero di altri beni restituiti alla città con collaborazioni tra pubblico e privato, “inserendo destinazioni profittevoli”.
Più penosi ancora i due consiglieri sempre di maggioranza Aldo Lazzari e Paola Rossi della lista Futura-Alleanza Verdi e Sinistra-Oltre che dopo non avere proferito verbo hanno votato per la vendita della casa del guardiano. D’altro canto la loro assessora, Oriana Ruzzini ha votato in giunta a favore di questa previsione di bilancio. Sono questi quelli del voto utile per difendere gli interessi pubblici e popolari, che così hanno dimostrato a chi li ha votati la loro totale inutilità. Forse è questo l’aspetto più penoso di questa vicenda.
Inoltre dobbiamo rilevare che due esponenti della minoranza sul punto si sono astenuti.
Nel complesso una giunta truffaldina e arrogante, con un’amministrazione che prosegue la linea liberista promossa da Gori, e un’opposizione che perde pezzi, politicamente molto scarsa e poco reattiva. Una stampa incapace o collusa (scegliete voi). Insomma ne ho ricavato un’immagine di un’amministrazione sconclusionata e indolente evidentemente espressione di una città, forse in certi ceti sociali più ricca, ma in pieno declino.