Al Vittoriale degli Italiani , sabato 5 aprile dalle ore 17 , si svolgerà la consegna del Premio L’Officina del Vittoriale , un riconoscimento istituito per onorare gli studiosi che hanno dato un contributo significativo alla cultura e alla ricerca. Il presidente Giordano Bruno Guerri consegnerà il premio a Maurizio Serra , diplomatico, storico e scrittore, l’unico italiano in cinque secoli a essere entrato a fare parte degli Immortali dell’Académie Française.

Nell’occasione del pomeriggio di festa, dedicato al premio e alle novità degli Archivi del Vittoriale – tra cui Enciclopedia Digitale Dannunziana progetto di digitalizzazione degli archivi – verrà presentata l’acquisizione del fondo Cervis Maroni : lettere autografe, alcune delle quali inedite, dedicate al secondogenito Gabriellino, il diario della moglie Maria Hardouin duchessa di Gallese, dove sono venuti annotati i conti domestici e, fra le curiosità, un pigiama e un magnifico anello di Gabriele d’Annunzio.
Qui di seguito presentiamo le trascrizioni di due missive al figlio, parte di 15 lettere inedite datate o databili tra il 1916 e il 1918 .
In queste il poeta si preoccupa di procurare al figlio – impegnato anche lui nella guerra – nuove divise, di collocarlo nell’aviazione, delle sue condizioni di salute. Verso la fine del marzo 1918 Gabriellino era stato ricoverato infatti in ospedale per alcune ferite al viso e commozione cerebrale.
Mio caro Gabriellino,
mi giunge la notizia della tua caduta e della tua ferita. Ne sono molto afflitto. So che soffri meno e che sei per guarire; ma immagino la tua impazienza. Io era per venire a Roma; ma molti impedimenti ritardano il mio viaggio. Sono stato a Milano per affrettare la costituzione della mia squadriglia. Molti mi hanno chiesto di te.
[…]
Mandami notizie. Ti scrivo in fretta, sul punto di partire per la III Armata. Ti riscriverò? Sei ben curato? Mammà viene a vederti? Ti abbraccio teneramente.
Il tuo Gabriele
Sabato santo, 1918.
[30 marzo 1918]
La busta è indirizzata all’Ospedale del Celio a Roma, I Reparto Ufficiali – Camera 24
Mio caro Gabriellino,
come stai?
Fammi mandare una parola, se non puoi scrivere. Penso a te con pena. Desiderio che tu guarisca senza indugio. Dimmi che quel che io possa. Soffro per la morte di Claudio Debussy. Non so più dove berrò per dimenticare me medesimo.
Ti abbraccio.
Il tuo Gabriele, 1.IV.1918
La busta è indirizzata all’Ospedale del Celio a Roma, I Reparto Ufficiali – Camera 24